Ho letto 701 commenti sotto a un post di un leghista bresciano

e ho trovato proprio ciò che mi aspettavo di trovare.

Andrea Jašin Caniato
4 min readMar 1, 2021
Io appena ho aperto la sezione commenti

È un problema serio.

Qualche giorno fa mi sono imbattuto nell’ormai famoso video di Brumotti a Brescia, dove l’inviato di Striscia la Notizia visita una “piazza di spaccio” della città e viene aggredito dai presunti spacciatori.

Il video ha ormai fatto il giro di tutta Italia ed è stato prontamente ripreso dai politici della destra bresciana, tra cui Fabio Rolfi, già vicesindaco di Brescia sotto la giunta Paroli.
È proprio qui che il video di Brumotti viene trasformato da una denuncia sociale spettacolarizzata a un attacco al sindaco di brescia, Emilio del Bono, reo di non proteggere a dovere i suoi cittadini.

Con il contesto chiaro, voglio soffermarmi su un altro punto, legato più alla comunicazione: i commenti sotto il post Facebook di Fabio Rolfi.

701 commenti di persone che sono in disaccordo con Rolfi, che supportano la sua tesi, che esprimono considerazioni generiche sullo stato attuale dell’Italia e altri che, invece, auspicano una morte crudele per queste “risorse boldriniane”.

Di seguito trovate alcuni dei commenti incriminati, come esempio; ciascuno di questi è il linkato al commento originale, per andare a vederlo direttamente sulla pagina ufficiale di Fabio Rolfi.
(L’articolo continua dopo i commenti, skippatene pure un po’)

Cosa voglio dimostrare con questa carrellata di insulti, minacce e frasi da denuncia alla polizia postale? Che esiste l’odio online? Sarebbe come scoprire l’acqua calda.

No, con questo breve articolo vorrei porre luce sulla responsabilità degli amministratori di una pagina pubblica di moderare i commenti presenti sotto ai loro post.

Non è accettabile che vengano lasciati non moderati, pubblici, visibili, senza segnalarli né alla piattaforma né alle autorità. Lasciare un commento dove si suggerisce di uccidere/perseguitare degli esseri umani, potrebbe essere visto come approvazione di tale pratica; l’assenza di condanna rappresenta una forma deviata di silenzio assenso per il quale una determinata pagina pubblica decide che è opportuno lasciare sui propri social un contenuto del genere, senza prendere provvedimento alcuno.

La questione è semplice: le pagine pubbliche sui social vanno considerate responsabili per i contenuti che i loro utenti pubblicano/condividono/commentano sotto i loro post?

Per me, la risposta rimane sì: c’è una grossa differenza tra l’esprimere le proprie opinioni e l’incitare alla violenza, se non alla persecuzione e all’uccisione, di esseri umani. Certi commenti non dovrebbero avere il minimo spazio nella nostra società.

Il tema della responsabilità del moderare i commenti è ampio, ma nella mia visione deve ricadere sulla pagina stessa: non esistono scuse di mancanza di tempo/risorse per moderarli; pubblichi un contenuto e sei responsabile della reazione che le persone avranno a quel contenuto, soprattutto se rappresenti le istituzioni.

Che ne dici Fabio, iniziamo a moderare qualcuno di quei commenti?

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